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- 8
marzo, tre storie di donne di Huaycan di Alessandra Fremiotti (leggi)
- Auguri Natalizi .. direttamente da Huaycan di Maria Vivas Isla (leggi)
- “I bambini di Huaycan hanno voglia di giocare” di
Laura De Carlo 10 Giugno 2006 (leggi)
- " Per una volta parliamo delle mamme…” di
Chiara Blasi 9 Giugno 2006 (leggi)
- “Huaycán ci dà il suo benvenuto vestita di marrone” di
Laura De Carlo 26 Settembre 2005 (leggi)
- "Il mio nome è Clara Virdis” di Clara Virdis 20
Luglio 2005 (leggi)
S.,
24 anni, è una
giovane donna rimasta orfana di madre da piccola, che con molta
responsabilità ha subito assunto il ruolo di sorella maggiore.
S.
e la sua sorellina R. sono state accolte nel progetto in tenera età,
hanno vissuto nella casa della responsabile del progetto per tanti anni,
e il progetto ha
rappresentato una valida alternativa a un orfanotrofio.
Ora vivono
in una casetta in affitto insieme al fratello maggiore.
S. studia
per diventare infermiera in un corso universitario: frequenta il settimo
ciclo della scuola di Infermiera e ha buoni voti.
E’ una
giovane attiva che si rende disponibile in tutte le attività del
progetto: è il suo modo di contraccambiare, lei ce l’ha fatta e vuole
che sia possibile anche per gli altri bambini.
Il progetto
la sostiene nella sua vita quotidiana, per aiutarla a portare a termine
gli studi universitari, e con un servizio di orientamento psicologico di
cui beneficia S. insieme ai fratelli e anche il padre, che ha problemi
di alcolismo e li ha sempre lasciati a loro stessi.
I problemi
si stanno risolvendo poco a poco, e S. ci sta riuscendo con il sorriso e
la forza che la contraddistinguono. E’ una persona contenta di sé, di
studiare, di vivere la vita, di lottare anche perché sia migliore per
le persone che ama e per i
bambini che incontra.
____
M., 20 anni,
è una giovane piena di entusiasmo, è molto allegra e collabora
dove e quando c’è bisogno nel progetto.
La situazione familiare richiede il
suo aiuto economico: un fratello si è ammalato e i genitori devono fare
fronte a molte spese, pertanto
M. studia e lavora nelle ore libere.
E’ una
giovane donna che ha voluto con forza ed entusiasmo studiare Gastronomia
in una scuola qualificata, e per farlo è andata di persona a cercare
aiuto ottenendo una borsa di studio che copre parte delle spese, e per
quanto le manca la sostiene il progetto.. Ha dimostrato a se stessa e
anche al progetto che valeva la pena darle un aiuto: ora sta terminando
gli studi
M. ha voluto
continuare a studiare nonostante i problemi familiari e ha potuto farlo
grazie al progetto e alla sua tenacia: diversamente, una ragazza
cresciuta in una famiglia disagiata non avrebbe avuto questa opportunità,
meno che meno poter realizzare un sogno.
______
L., 41 anni,
era una donna disperata, quattro figli e niente altro, neanche la forza
di volerli vedere vivere.
Dopo alcuni
anni dall’inserimento nel progetto, ora è una donna diversa:
collabora in una delle strutture, preparando per i bambini del
”Saloncito Luz del Saber” una merenda-cena dal lunedì al venerdì;
i suoi figli partecipano alle attività del progetto.
L. ha
recuperato le forze e il sorriso, e suoi figli hanno stima di lei, perché
vedono che è una mujer valiente : una donna che vale, che cucina per
tutti i bambini…mica per uno solo!
Il
sostegno psicologico che riceve e il sostegno materiale per lei e i
quattro figli le hanno permesso di recuperare fiducia in se stessa e
nella vita. E’ molto partecipe della vita dei suoi figli, di cui si
occupa bene e con affetto, e segue un programma con la psicologa in
particolare per occuparsi del figlio maggiore, considerato a rischio.
L.
sarà il tutor di suo figlio, questa responsabilità non è stata
delegata ad altri.
L. poteva
perdersi e perdere i suoi figli, ma grazie al progetto e alle sue
risorse interiori riscoperte sta invece costruendo una vera famiglia.
Inoltre, organizzandosi con la figlie maggiori sta pensando seriamente
di iniziare lavorare e di mantenere in parte la famiglia. E’ questo il
prossimo obiettivo.
Sono tre
storie a lieto fine, scelte tra le tante che abbiamo; sono tre donne che
incontrando il progetto hanno trovato la possibilità di vivere seguendo
il loro cuore e riscoprendo i propri talenti.
Auguri
Natalizi .. direttamente da Huaycan [...su]
da Maria Vivas Isla
(responsabile progetti in Peru' di Amici di Huaycan Onlus)
Ciao Amici,
vi inviamo tre disegni di biglietti
di auguri natalizi.
Abbiamo organizzato un concorso per il 17 dicembre - in
occasione dell'anniversario del progetto - in entrambe le
casitas, e questi sono i disegni vincitori!
Uno della casita Anna Maria e due del Saloncino Luz del Saber:
speriamo che vi piacciano e che portino a tutti i sostenitori e amici
del progetto in Italia il pensiero affettuoso di tutti i bambini e di
tutti gli operatori del progetto.
Un piccolo pensiero..ma con tutto il nostro cuore!
Saluti
Maria Vivas Isla
I bambini di Huaycan hanno voglia di giocare [...su]
I bambini di
Huaycan hanno voglia di giocare. L’arrivo di un
italiano significa qualcuno con cui fare giochi nuovi, o semplicemente
insegnarsi a vicenda i nomi degli stessi giochi che si fanno in tutto
il mondo, la escondida (nascondino) la goma (l’elastico)
...
Vuol dire farsi portare a cavalcioni a turno per una galoppata
in mezzo alla polvere da una donna-cavallo sempre piu’ stanca
e sudata, e inesorabilmente pretendere il proprio giro in sella.
I bambini di Huaycan hanno bisogno di protezione, infilano la manina
nella tua e ti chiedono., quell’unica sera fra le tante di
un anno, di accompagnarli a casa, di aspettare davanti alla porta
e alla casa vuota l’arrivo di una sorella maggiore per non
entrare da soli al buio.
I bambini di Huaycan hanno bisogno di esserci, e si affollano davanti
all’obiettivo della telecamera o della macchina fotografica
per lasciare indelebile l’impronta dei loro occhi, dei loro
sorrisi.
I bambini di Huaycan studiano e come i bambini italiani prendono
buoni voti e brutti voti, si chinano sui libri nella luce insufficiente
del sole che tramonta alle 5 del pomeriggio, disegnano pasticciano
colorano attaccano ritagli colorati sulle pagine stropicciate dei
loro quaderni.
I bambini di Huaycan dividono lo spazio esiguo di un letto, quando
c’e’, con genitori veri e acquisiti, con fratelli e sorelle
di ogni età, vedono e ascoltano tutto quello che accade in
pochi metri quadri di casa, e quando proprio non ce la fanno chiudono
gli occhi e fanno finta di dormire.
Come mai sei tornata in Perù cosi’ presto, mi hanno
chiesto. Volevo giocare con loro alla escondida, volevo esserci quella
sera più buia delle altre, volevo avere orecchie e occhi e
braccia per loro, portare i loro segni sulla pellicola fotografica,
volevo ascoltare anche quello che non avrei mai voluto sentire, avere
il privilegio di pensare che qualcosa, anche se piccolo, si può fare.
Per una
volta parliamo delle mamme…Donne
mamme sorelle amiche. Al mercato con Elena. Roxana capo in cucina.
Il cuore grande di Maria [...su]
È la quarta volta che trovo Huaycan, che la riperdo e che, rientrando
a Roma, mi ritrovo a fare i conti con un ammasso di emozioni tanto
forti e contrastanti da impedirmi di dar loro nome e forma. “Allora?” “Come è andata?” gli
amici tornano a domandare e aspettano una risposta. Domande semplici – penso – eppure
le risposte mi sembrano quasi impossibili.
Provo a ricostruire ad ascoltare quello che si muove dentro ma
le parole non trovano l’uscita. Questo, fra tutti i miei, mi appare
come il viaggio vissuto con stato d’animo più incostante.
La nostra scaletta non era tanto fitta come quella terribile (!)
di agosto. C’erano dei buchi, degli spazi vuoti. Gli spazi
vuoti sono stati riempiti da nuove vicinanze.
Bambini che ad agosto (colpa della scaletta?) erano rimasti, nella
mia percezione, solo bambini fra gli altri. Prima di tutto la dolcezza
di Yumiko col suo sorriso e l’inseparabile pile rosso. Miguel
e Jimmy: gli scherzi, i sorrisi con tantissimi denti ostentati di
fronte alla macchina fotografica. Charly e la sua voce limpida che
canta, il vestito e il cappello tradizionali già indossati,
nel gruppo dei piccoli Wira Cocha – preparano il concerto: è il “dia
de la madre”. Quel sorriso aperto di Charly, le stesse fossette
nelle guance dei suoi fratellini, lo stesso sguardo luminoso di Elena,
sua mamma.
Elena una sera mi accompagna al mercato. Chiacchieriamo nel tragitto
mentre mi conduce dove troverò quello che sto cercando (tazze
da lasciare ai bambini della zona K) – mas allà: puro
plastico! - Le chiedo del suo lavoro. Vende aglio come ambulante
nei mercati di Lima. La sera torna a Huaycan comparendo alla Casita
dove ritrova i suoi quattro figli. Aiuta sempre, sempre in cucina,
sempre ride con le altre mamme, sempre con il suo maglione bianco
e rosa immacolato - come fa? I suoi bambini li mantiene, tutti e
quattro, da sola, come purtroppo si ritrovano a fare quasi tutte
le mamme a Huaycan (o nel Perù intero?), con quello che guadagna
vendendo l’aglio. Aglio buonissimo. Elena me ne regala una
testa da riportare a Roma. Come promesso da Elena (scherzavamo pensando
al mio viaggio in aereo) l’aglio non sbucciato non puzza minimamente!
Una testa d’aglio 30 centimos de sol equivalenti, più o
meno, a 7 centesimi di euro. In quanti comprano l’aglio da
Elena? Lei la sera appare serena e sempre sorridente, attenta. Uno
sguardo intelligente e, direi, … spiritoso. Lo stesso che da
lei hanno ereditato i suoi quattro figli.
Martedì: riunione con gli operatori – cuciniamo noi! – per
una volta, anche se a Huaycan, che siano loro ad essere accolti ed
ospitati. Comida tipica peruana: papas a la Huancayna. Chiedo a Roxana.
Lei mi insegna. Mi porta al mercato e mi “assiste” in
cucina. In realtà, alla fine, ha fatto tutto lei, tutto il
lavoro duro, almeno. Mi lascia solo buttare uno dopo l’altro
gli ingredienti nel frullatore – ajì amarillo, crackers,
queso y leche evaporada – Buono!
La domenica: uno spazio nel pomeriggio. Maria cuce sempre, prepara
(per noi, da riportare a Roma) calze della befana e biglietti e borse
da bambina. La casa è disseminata di scatoline da cui emergono
foglie, lama, tetti di case e tronchi di albero, figure umane (a
volte dai tratti improponibili), gonne e micromagliette. Sono indietro
nel lavoro questa volta le signore della cooperativa IMA SUMAC. Il
mio ordine è arrivato tardi e mancano pochi giorni alla nostra
partenza. Tutti aiutano: amiche, figlie maggiori. Una volta, aprendo
la porta della casa di Maria, sorprendo Ernesto, sprofondato nella
vecchia poltrona, a fare l’orlo ad un guanto da forno. Maria
mi guarda e soffoca una risata, Ernesto mi sorride. Un uomo, peruviano,
che cuce e fa arpilleria! Quasi un miracolo.
Domenica - Mi insegni? - Così arriviamo all’ora stabilita
a casa di Maria e, cominciando dai fondamentali (per prima cosa si
deve imparare a tagliare: microfoglie e microfiori, si parte da lì!),
alla fine, con la penombra che avanza e che ci costringe a lotte
estenuanti con la cruna dell’ago – filo entra! –,
arriviamo a completare la nostra prima figura umana. Non è proprio
bella in effetti (la testa è più grande del corpo e
le braccia tanto corte da non uscire da sotto la maglietta), ma è la
mia prima donna peruviana e ora che è pronta Maria la potrà immergere
in un paesaggio fantastico di campi e fiori e frutti di tutti i colori
del mondo.
Forse, in fondo, è questo il sogno di Maria, lei che lotta
ogni giorno per proteggere i bambini e sostenere le loro mamme: poterle
finalmente ripagare di tutte le sofferenze, di tutta la fatica senza
fine del giorno. Un mondo ideale in cui trovare loro il giusto posto:
un campo che da frutti, il sole che brilla e illumina una casa, i
fiori che tutto ricoprono (anche i cactus), un lama che bruca, docile,
al guinzaglio. Questo sogna per loro, per sé, e noi con lei.
Questo ogni giorno riesce a regalare.
Huaycan non somiglierà mai a quel paesaggio ideale eppure
mi sembra che piano piano le cose migliorano. Miglioreranno. Continuiamo
a ritagliare stoffe colorate, a cucire piccoli frutti rotondi e fiori
dai colori sgargianti. Continuiamo … grazie a voi.
Ho trascorso una sola settimana a Huaycán, ed era la mia prima
volta dopo dieci anni che lavoro per l’associazione. Mi è
parso di essere arrivata su Marte, tanto lontano mi pareva il mondo
da cui ero partita, e la me stessa che era salita sull’aereo
a Fiumicino. Al ritorno a Roma, ho atteso che passassero l’effetto
del jet lag, la stanchezza, le punture delle zanzare e delle pulci..
ma non è passata quella sensazione che, tornata nei miei panni
e nei ritmi abituali, mi ha fatto sentire davvero una marziana: ora
non so più dov’è la “mia” Terra. Ecco
il mio tentativo di registrare una parte delle immagini e dei pensieri
di questa settimana.
L’arrivo
Huaycán ci dà il suo benvenuto vestita di marrone. Una
nuvola di polvere sottile che avvolge case, strade, tutto il paesaggio,
e ovviamente anche il mezzo con cui facciamo il nostro ingresso attraverso
una delle poche strade asfaltate.
Il silenzio aiuta a contenere l’emozione che sale.
Varcato il cancello di ferro all’ingresso della casita in zona
G, sono perduta.
Impossibile inserire in una sequenza temporale o stabilire legami
causa-effetto nel processo di reciproca adozione che si scatena; so
solo dire che ho passato una settimana spaccata in tre: da un lato
l’ambiziosa agenda di impegni e “cose da fare” che
insieme agli altri amici avevo messo a punto prima di partire, e che
continuavo a consultare nella speranza di trovare scritto anche come
fare, cosa dire, da che parte girarmi; da un altro lato la felicità
dell’abbandono e dell’ascolto, di adeguarsi a quello che
succede, di aprire le braccia e il cuore a chi incontri, di fare come
l’acqua e prendere la forma del contenitore in cui ti trovi,
eliminando confini, schemi e resistenze; all’altro capo del
telefono, la mia famiglia, che ogni giorno mi aiutava a ricordare
chi ero e da dove ero partita.
I bambini
Basta una piccola cosa, un nuovo gioco, una canzoncina, per ritrovarti
intorno un grappolo di bambini che vogliono giocare con te. La barriera
linguistica (chi ha detto che per un italiano è facilissimo
parlare e capire il castillano?) si supera con un sorriso, da elargire
e ricevere anche se si mostrano denti che sarebbe meglio nascondere.
A volte vorrei stare in disparte ad osservare, ma è impossibile,
perché la sola presenza di una hermana italiana catalizza occhi
curiosi, manine che frugano indiscrete, timide richieste e domande
imbarazzanti. Non esiste spazio privato, il primo concetto che apprendo
è “compartir”, condividere, e vale per ogni aspetto
e ogni momento di questa settimana.
Le visite
Dedico la maggior parte del tempo alle visite presso le famiglie più
bisognose. Io e la signora Maria bussiamo a tante porte, ma per varcare
la soglia, sedersi ad ascoltare le storie di ciascuno, e magari fare
anche domande mantenendosi sereni, è indispensabile un consistente
strato di pelo sullo stomaco.
Incontriamo la malattia, la miseria più nera, il male di vivere,
la speranza, l’amore, la violenza cieca, la rassegnazione, la
ribellione, l’indifferenza, la gratitudine, l’ingiustizia.
Cerco di prendere appunti sull’inseparabile agendina, e anche
se a volte mi rendo conto che sto scrivendo parole raccapriccianti,
la mano obbedisce e scrive.
Partiamo
Lo strato di pelo viene via, insieme a uno strato di pelle senza il
quale resto con i nervi scoperti, nel momento in cui salgo sul taxi
che ci porta in aeroporto.
Vedere i bambini e il cancello della casita da dietro il vetro, e
sentire che la macchina si sta muovendo, strappa via ogni difesa.
Come all’arrivo, il silenzio ci aiuta ad affrontare il momento.
Un silenzio pieno di promesse di tornare presto, di fare meglio, di
non dimenticare. Tornare a casa è impossibile: non torneremo
mai, veramente, indietro.
"Il mio nome è Clara, sto vivendo in diretta la bellissima
esperienza di conoscere il Perù nel modo che sento maggiormente
vicino al mio vissuto e ai miei valori di vita.
Sono nata a Cuzco 26 anni fa e all'età di tre mesi fui portata
in un "Hogar de niños" (un istituto per bambini abbandonati)
dopo altri tre mesi fui adottata da una famiglia italiana della Sardegna.
Franco e Giuliana, i miei genitori, vennero in Perù a prendermi
e mi diedero la possibilità di vivere, di vivere con dignità,
di studiare e crescere come persona.
Ho studiato sociologia a Roma e qui ho conosciuto gli "Amici di Huaycan".
Il mio sogno era tornare in Perù per conoscerlo ma più
che come turista, nella sua realtà sociale.
Per questo ho scelto il volontariato come esperienza.
E’ iniziata così la collaborazione con il progetto
"Casita de los niños Anna Maria" dell'associazione italiana
"Amici di Huaycan Onlus".
Il mio contatto con la Casita è ancora agli inizi. Ho conosciuto
Huaycan i primi giorni del mio arrivo in Perù. Un primo contatto,
quindi, ma estremamente importante per vedere e cogliere alcuni aspetti
di come si vive nella "Casita Anna Maria".
Mi viene immediatamente da mettere in luce l'accoglienza
ricevuta dagli operatori in questi primi giorni. Hugo, Paniagua,
Maria Vivas, Luzmilla e indirettamente Cristy mi hanno fatta sentire
come in famiglia, donandomi quel senso di calore che permette l'esistere
della tranquillità, fondamentale per qualsiasi tipo di azione.
Nonostante il mio essere Italo-Peruviana possa essere una facilitazione
nell’incontro, mi sembra importante evidenziare la capacità
di accoglienza che queste persone sono in grado di offrire. Alcuni
di loro sono venuti a prendermi all'aeroporto e non conoscendomi mi
aspettavano con un cartello gigante con scritto in rosso a caratteri
cubitali "Clara Virdis - benvenuta a Huaycan da tutta la Casita"!!!!!
Sono arrivata la notte per cui i miei occhi hanno preso contatto con
la realtà solo il giorno seguente.
Il contatto con la realtà di Huaycan è duro: la zona è
in grande stato di necessità.
La popolazione è tanta e ad una prima osservazione gli abitanti
sembrano in maggioranza giovani e bambini (così mi è sembrato
anche dalle conversazioni con alcune persone). Giovani che non hanno
possibilità di sviluppo offerte dalla realtà in cui si
trovano. Un'urbanizzazione dove avanza la globalizzazione senza che
le persone siano pronte a riceverla. Bambini spesso privi di cure
affettive e di base. Mancanza di acqua e spesso di igiene. In tale contesto
credo che il progetto degli "Amici di Huaycan Onlus " offra
possibilità di vita, integrando le necessità di base -
tra cui alimentazione, istruzione e sanità - con la trasmissione
di valori fondamentali per lo sviluppo e la crescita della persona nel
rispetto di se e degli altri. Questa azione è visibile nel comportamento
degli stessi bambini, i quali oltre ad aprirti il loro cuore sono
capaci di presenza. Ad esempio una bimba la prima volta che ho
visitato le stanze, dove si svolgono i laboratori di pittura e di musica
o di arpilleria, mi faceva notare tutte le scritte sulla solidarietà,
l'amore e la responsabilità e insieme abbiamo parlato dell' importanza
di questi valori.
I giorni successivi ho conosciuto le diverse attività che si
svolgono nelle due Casitas (ndr: oltre alla "Casita de los niños
Anna Maria", è stato avviato un secondo progetto di accoglienza
in una zona un po’ più disagiata di Huaycan (la zona J):
il “Salon Luz del Saber”).
I laboratori “taller” creativi mi sembrano utilissimi
agli obiettivi del progetto: sviluppo delle potenzialità personali
insieme al mantenimento dell’ identità culturale. Ho visitato
il corso di musica di Victor (sono bravissimi!!!) e il corso di pittura
di Hugo.
Ho visto anche alcune creazioni di tessitura che ho apprezzato molto.
Il contatto con i bambini è stato una grande emozione, centinaia
di bambini, alcuni pronti a saltarmi al collo e giocare, altri
più timidi e riservati che guardano con i loro grandi occhi e
aspettano un segno da parte mia , altri intraprendenti che
mi porgono fra le mani i loro giochi, altri ancora che con semplici
‘giochi di sguardi’ e sorrisi instaurano un dialogo ed iniziamo
a conoscerci.
Alle "Casitas” ogni giorno è intenso ed estremamente
ricco della semplicità del quotidiano. Gli operatori si danno
tanto da fare, in particolare ho notato il lavoro di Maria, Luzmilla,
Paniagua e Hugo e Janet. Tutti i giorni lavorano sodo per assolvere
tutte le cose pratiche e basilari di cui necessitano i bambini.
La prima azione al mattino è riempire di acqua i bidoni giganti
della cucina e del bagno che serviranno per tutta la giornata, la cura
dell'ambiente e i buoni preparativi della cucina da parte di Luzmilla
e Maria. La mattina si incontrano a volte alcuni bambini del progetto
che vivono nei pressi della Casita che vanno al collegio con la propria
divisa, obbligatoria!
Al pranzo i bambini, quelli per i quali è previsto, si affollano
intorno alla casa di Maria per il loro pasto quotidiano, mentre verso
le tre iniziano a popolarsi le Casitas per il dopo scuola. Arrivano
gli/le insegnanti di primaria e secondaria, i bambini si dividono secondo
le loro classi, fanno i compiti giocano e socializzano; più o
meno verso le sei per tutti una ricca merenda.
Non mancano vari momenti di cura dell’igiene personale e collettiva
come ad esempio lo ‘spidocchiamento’ dei capelli.
Cinque giorni per me sono pochi per parlare e
raccontare di una realtà così complessa e tanto meno per
conoscerla. Sicuramente questo primo contatto è bastato
per iniziare a creare dei legami affettivi, con le persone che ho incontrato,
adulti e bambini della Casita e del Saloncino Luz del Saber.
Nel desiderio di contribuire al progetto della Casita
offrirò la mia presenza sul campo attraverso un lavoro di osservazione
partecipante. Ritornerò a Huaycan il 22 di Agosto.
Nonostante il Perù sia meraviglioso e vario, non vedo l'ora di
riabbracciare gli amici che ho lasciato a Huaycan.
Successivamente, avendo conosciuto bene la realtà locale, potrebbe
essere una buona iniziativa per il decimo anniversario della Casita
(ndr: che occorrerà il 17 dicembre 2005) raccogliere attraverso
interviste o storie di vita il vissuto degli operatori che hanno contribuito
e contribuiscono a portare avanti il progetto ed eventualmente di alcuni
partecipanti 'storici' per comprendere quale significato ha avuto per
loro la presenza, l’aiuto e la proposta educativa degli Amici
di Huaycan.
Ringrazio tutti gli "Amici di Huaycan Onlus " per dare
la vita a questo progetto e di dare a me la possibilità
di fare questa bellissima esperienza!
Con amicizia
In fede
Clara Reinalda Virdis Granata |